martedì 7 gennaio 2014

Con le spalle al muro, le aziende italiane si rivolgono ai mercati

Segue la traduzione di un interessante articolo apparso il 04/01/2014 sul sito dell'economista in merito all'assurda situazione dell'economia italica
Qui il link dell'originale

Business Italiano: vecchio mondo coraggioso
Milano - Con le spalle al muro, le aziende italiane si rivolgono ai mercati

Pagare €1'000 per una giacca di lana significa che la moda si è affermata con una certa grandezza.
Pagare 24 volte i guadagni del 2012 dell’azienda che si vuole acquistare è ancora più eccezzionale.

Le azioni di Moncler erano riccamente valutate (anche per gli standard delle aziende di beni di lusso) quando fecero il loro debutto nella Borsa italiana a €10,20 il 16 Dicembre.
Chiusero il 30 Dicembre a €15,80, con una valutazione aziendale superiore ai 3.9 miliardi di euro rendendo il proprio padrone nonchè maggior azionista, Remo Ruffini, un miliardario sulla carta.
Questa è stata l'offerta d'azioni di maggior successo del 2013.
Per essere una nazione che è considerata sull’orlo del collasso economico, l’italia è sorprendentemente piena di aziende nel mercato azionario. Tantissime aziende stanno emettendo azioni e obbligazioni.
Politiche aziendali quali il private-equity e il venture-capital stanno sollecitando la necessità di soldi con un’attenzione alla ricerca sul mercato.
Analisti bancari, tra cui Credit Suisse e HSBC, esortano gli investitori ad avere buone aspettative sulle aziende Italiane.

Le grandi famiglie produttrici che dominavano l’italia e prosperavano all’estero – FIAT, Indesit, Benetton – sono ora in ritirata. Il 1° Gennaio FIAT ha dichiarato di voler acquistare il 41,50% di Chrysler di cui ancora non è titolare, evitando la necessità di un aumento di capitale.
Considerato lo stato disastroso del mercato automobilistico Europeo, le prospettive della FIAT sarebbero ancora più disastrose senza il suo controllo su Chrysler.

Ma diverse aziende, molte delle quali nel settore dei beni di lusso e quasi tutte concentrate sull’esportazioni, stanno avanzando e girano i mercati della finanza.

Gl’investitori di Moncler stanno scommettendo che l’azienda riscuoterà lo stesso successo degli altri brand italiani: i prezzi delle azioni di Salvatore Ferragamo, un produttore calzaturiero di lusso, e di Brunello Cucinelli, una casa di moda, sono triplicate da quando le aziende sono entrate nel mercato azionario rispettivamente nel 2011 e nel 2012.
Il fatturato di Moncler è cresciuto da 45mln di euro del 2013, quando Mr Ruffini assunse la guida dell’azienda, ad un inaspettato 569mln di euro del 2013, e la quota di esportazioni è aumentata dal 10% al 75%. L’offerta iniziale sosterrà il rimborso agli investitori e ne attrarrà di nuovi. 

Le piccole aziende stanno trottando verso mercati borsistici più giovani. Italia Indipendent, un produttore di occhiali, faticò a trovare banche finanziatrici nonostante avesse diversi anni di utili e un erede Agnelli come co-fondatore e Presidente (Lapo Elkann, il cui fratello, John, è un componente del Consiglio di Amministrazione del “The Economist’s”). Andare sul mercato pubblico ti permette di ottenere i soldi necessari ad espandere l’internazionalizzazione e dare maggior credibilità all’azienda, dice Andrea Tessitore, il suo Amministratore Delegato. Circa il 65% delle vendite sono sul mercato italiano, ma Tessitore si aspetta che nel prossimo anno sarà meno del 50%.
Rudolph Gentile della Safe Bag, che impacca e assegna un marchio elettronico alle valige di tutto il mondo, fu ugualmente oltraggiato quando le banche non volevano prestargli soldi per raggiungere un nuovo contratto molto redditizio a Miami. Aveva il 10% della società e pensò di aumentare la percentuale. 

In  una nazione che per tanto tempo si è affidata fortemente sul sistema bancario, rivolgersi al mercato è logico, seppur tardivo.

Dall’inizio della crisi, le banche hanno prestato sempre meno alle piccole-medie imprese.
In italia il 90% delle imprese fan parte di queste categorie, e i bilanci delle banche erano decisamente in pessimo stato. Il Governo, la Borsa Italiana (detenuta dal London Stock Exchange group) e numerose banche stanno facendo di tutto per spingere forme di finanziamento differenti, alleggerendo la tassazione quando aziende non quotate emettono titoli di debito e alimentando un mercato di “mini-bonds” per aziende minori.

Per molte aziende, molte delle quali a guida familiare, le obbligazioni sono un comoda strada del mercato dei capitali rispetto alla vendita delle azioni e quindi diluendo il controllo.

Ma lo scenario sta cambiando.
"Gl'imprenditori sono or più giovani dice Luca Perano, un funzionario della borsa. Le famiglie di vecchio stampo trattavano con le banche locali e pensavano come fare affari all'interno della loro Regione. Ora gl'imprenditori pensano globalmente fin dall'inizio. La loro età e visione guidano i loro interessi nell'accesso al capitale dei mercati e la loro capacità nel farlo."

Gl'investitori sono molto attratti dalle aziende con un buon numero di vendite e di produzione fuori dall'Italia.
Dopo oltre due anni di recessione, l'economia italiana dovrebbe recedere del 1,8% nel 2013, tornando versi una pallida crescita quest'anno.

I consumi interni sono crollati e molte aziende che dipendono da questi sono in affanno.
Le esportazioni, tuttavia, stanno crescendo, specialmente verso nazioni fuori dal UE.
Gli ordini dall'estero si accumulano mentre quelli interni sono in diminuzione.

L'Italia continua ad avere la forte capacità di vincere ordinativi dall'estero nonostante le molte resistenze che pesano sulla competitività delle aziende italiane, dall'onere fiscale rappresentato dal grosso peso della tassazione tra il costo del lavoro e quanto effettivamente i dipendenti ricevono che è stimato di 250 punti base superiore sui guadagni quinquennali rispetto a quanto i concorrenti Tedeschi devono affrontare.

Quindi la tendenza di molte aziende a cercare di espande non solo le  vendite all'estero, ma anche l'attività produttiva.
Il Gruppo Marcegaglia, un grosso produttore di acciai speciali, ha investito oltre 1,2 miliardi di euro in Cina, Polonia, Brasile, Russia e Romania per fuggire la sovrapproduzione vicino a casa e per essere più vicina ai mercati in forte crescita.
Nel passato gl'investimenti venivano finanziati dai flussi di cassa e da prestiti bancari, afferma Emma Marcegaglia, co-amministratore delegato; ora le obbligazioni vedono in continuo aumento la loro attrattività.

Questo significa che alcune aziende italiane che sopravvivono dalla recessione si rivolgono alla finanza?
Si, afferma Mr Tessitore dell'Italia Indipendente: "Rivolgersi al pubblico significa diventare chiari in merito alle direttive aziendali, diventando trasparenti". In altre parole, ciò richiede un diverso approccio alla gestione. 

Per chi si gratta la testa domandandosi perché l'italia, così brava a progettare prodotti, sia diventata così incapace di progettare aziende forti globalmente, la forte dipendenza dai prestiti delle banche amiche può essere solo una parte della risposta - ma è una parte che ora sta venendo messa alla prova.