giovedì 25 luglio 2013

Indipendenza: a Brescia passa la mozione per il referendum


E adesso? “Adesso, se io fossi il presidente Molgora, scriverei al presidente della Regione, ai Comuni, alle Comunità Montane, e direi che il consiglio provinciale bresciano ha approvato, e con larga maggioranza, la mozione per sostenere il referendum consultivo per l’indipendenza della Lombardia”.
La prima bandiera sulla Luna, sul desertico orizzonte lunare della politica l’ha piantata Brescia. E vorrà dire pur qualcosa se un’area di 1 milione e 300mila abitanti, ricorda Giulio Arrighini, promotore della mozione e segretario di Indipendenza Lombarda, fa da guastatore nell’aprire il varco ai “barbari” che trovano come controparte un esercito bolso da decadenza dell’impero.
“Insomma, il risultato c’è, ed è il primo tassello di un mosaico che impone che la politica esprima o dissenso o necessità di aprire dopo questo nuovi varchi. Il 30 luglio attendiamo poi  in Veneto in Consiglio regionale l’apertura della discussione sul pdl per l’indipendenza. Contrariamente – spiega Arrighini – a chi dà per fine a se stessa se non addirittura sul viale del tramonto, la rivendicazione dell’autodeterminazione, io vedo invece che le nostre “sacche di resistenza” non sono ininfluenti, il risveglio delle coscienze è effettivo, non si è fatto del tutto mortificare dagli ingannevoli proclami del passato.
Poi… mi sia concesso dire che l’approvazione rappresenta per me l’ato più importante di tutta la mia esperienza politica. Per certi versi, non solo una meta ma un nuovo inizio”.
Arrighini, si è detto che ora spetta al vostro presidente sollecitare e fare sistema.
“Non chiediamo nulla che non sia dovuto. Il comma 6 dell’articolo 46 del regolamento afferma che dopo 30 giorni da questo voto, il presidente e la giunta provinciale rendano conto di come hanno dato seguito all’esito del parere consiliare. Tanto per capirci, noi abbiamo acceso una scintilla, adesso la politica deve dare prova di coerenza con una mobilitazione istituzionale che coinvolga tutta la Regione, per promuovere non solo la raccolta firme ma per riproporre lo schema della mozione, la cui paternità lo ricordiamo è del comitato Color44, affinché Brescia non resti sola. Milano, Como, Cremona, Pavia, Sondrio, Varese… Mantova… Le province, i comuni… Ci aspettiamo che chi ha dato corso a questo risultato, allarghi il peso istituzionale della mozione”.
Che è stata votata da…?
“20 sì, 8 no, 1 astenuto. Il centrodestra ha appoggiato l’inziativa. La sinistra ha votato contro anche sem guardando con attenzione i numeri, ne mancano 3 all’appello…”.
Come dire, non ci mettiamo troppo di traverso?
“Più o meno. Sorprendente il voto di Fratelli d’Italia: favorevole. Hanno specificato che non voteranno a favore dell’indipendenza, nel referendum, ma questo non toglie che il popolo lombardo non abbia il diritto di esprimersi, di far sapere”.
“In tanti di anni di nulla di fatto, che un’amministrazione lombarda esorti un referendum sull’indipendenza… è una data storica. Possiamo forzare la mano e dire che, come accaduto già in passate tornate elettorali, il perimetro che si potrebbe delineare è quello di un lombardo-veneto identitario”.
C’è chi contesta che non esista una identità lombarda.
“Si può contestare un fatto, ma l’identità resta. La sinistra tradizionalmente impugna questa ideologia negazionista, ma la storia dice altro, nonostante la difficoltà politica ad affermare nei numeri il principio dell’indipendenza.
Faccio una citazione e poi lascio che il lettore o il detrattore rifletta.
“La Lombardia assunse uno Statuto Politico preciso nel XII secolo, quando le sue città si schierarono contro Federico Barbarossa. Terra di città, borghi e di fertili campi, nel Medioevo la Lombardia era sopprattutto una regione di centri politici autonomi, che non raggiunse mai una forte unità istituzionale centralizzata, tanto che già allora alcuni osservarono che se i Lombardi avessero avuto un re, questi non avrebbe avuto uguali sulla terra. Pertanto da alcuni anni molti ricercatori indagano l’influsso che le istituzioni hanno avuto sulla storia politica e sociale della Lombardia. La crescita della popolazione, la conquista di nuove aree di coltura, la costruzione dei castelli, i rapporti tra la signoria territoriale e quella fondiaria sono qui tratteggiati, mettendo in luce la forza trainante che nel medioevo ebbero le campagne, “luogo di incubazione di forze sociali e produttive, di ceti dirigenti nobiliari e di ceti artigianali di liberi”. E’ tratto da Storia della Lombardia Medioevale- , di Giancarlo Andenna, Professore ordinario di Storia Medievale presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica di Milano. Ecco, questa se vogliamo è la cornice “teorica””.
Serve il coraggio politico, la concretezza.
“Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, adesso vediamo quanti escono allo scoperto. Certo è che se noi, come Indipendenza Lombarda, siamo riusciti a portare a casa con alleanze trasversali, questo dato politico non indifferente, ci aspettiamo che la presa di posizione ai livelli più alti diventi un piano di guerra contro Roma. Noi da Roma non abbiamo bisogno di nulla. Forse altri ancora sì, e da elementi stabilizzatori del sistema quali sono, sono chiamati a moderarsi e a fare da garanti, con l’abito di un altro monaco, di poteri forti”.