sabato 21 settembre 2013

La legge sulla Cittadinanza Svizzera



Continuando il discorso con tema "Immigrazione e cittadinanza", trovo interessante seguire il sistema Svizzero che da lezioni di Democrazia (con la "D" maiuscola).

Premettiamo semplicemente che la legge attuale permette di richiedere la cittadinanza dopo 10 anni di permesso C (lavorativo) dando molto peso al giudizio dei Comuni e dei Cantoni.
Il candidato-cittadino deve avere dei requisiti sia lavorativi che di conoscenze adeguate per ambire al passaporto rossocrociato.

Ecco un articolo interessante sul dibattito in corso:
Benché il dibattito al Consiglio degli Stati circa la legge sulla cittadinanza non sia ancora terminato - proseguirà infatti giovedì -, i "senatori" hanno già avuto occasione oggi di affrontare alcuni aspetti fondamentali della normativa, correggendo diversi inasprimenti decisi dal Consiglio Nazionale nel marzo scorso. Finora si è imposta la linea moderata, come auspicato dalla commissione preparatoria.

Pur non contestando il principio del permesso C quale condizione imprescindibile per poter fare richiesta di naturalizzazione, per 22 voti a 21 la maggioranza ha deciso che il candidato dovrà aver soggiornato complessivamente in Svizzera almeno 8 anni, e non 10 come indicato dal Nazionale, prima di potersi decidere al grande passo.

Il Consiglio federale proponeva un soggiorno di 8 anni di cui l'ultimo trascorso in Svizzera al momento di inoltrare richiesta. Gli Stati hanno allungato questo periodo di soggiorno ininterrotto a 3 anni.

Per la maggioranza della camera, come anche per la consigliera federale Simonetta Sommaruga, un'attesa di 10 anni come deciso dal Nazionale è eccessiva alla luce dell'inasprimento della legge che prevede quale condizione di base il possesso di un permesso C.

Per la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia, questa condizione preliminare rappresenta un chiaro inasprimento rispetto alla situazione attuale, che testimonia della volontà dello straniero di integrarsi veramente. "Sarebbe quindi controproducente innalzare gli anni di soggiorno, poiché verrebbero penalizzate e, scoraggiate, proprio quelle persone che si sforzano di integrarsi", ha sostenuto la ministra socialista.

Gli Stati hanno voluto anche agevolare l'ottenimento della cittadinanza per i giovani. Per 24 voti a 16, i "senatori" hanno deciso che gli anni trascorsi nel nostro paese tra i 10 e i 20 anni devono contare il doppio nel computo della durata del soggiorno. Il Nazionale aveva stralciato questa disposizione.

Per quanto riguarda le condizioni materiali per l'ottenimento di un'autorizzazione federale di naturalizzazione, la Camera ha deciso tacitamente che il futuro cittadino svizzero, oltre ad essersi integrato con successo e non rappresentare alcun pericolo per la sicurezza esterna ed interna del Paese, dovrà aver confidenza con le condizioni di vita in Svizzera e non con lo stile o il modo di vita elvetici.

La discussione sulle conoscenze linguistiche quale criterio guida per un'integrazione riuscita ha dato parecchio filo da torcere ai consiglieri/e agli stati, come era lecito attendersi. Dopo un dibattito articolato, per 22 voti a 20 la camera dei cantoni ha deciso che i futuri candidati alla cittadinanza dovranno sapersi esprimere bene nella vita quotidiana in una lingua nazionale. La Camera del popolo aveva inasprito questa condizione sostenendo che il richiedente dovesse essere in grado di esprimersi correntemente, oralmente e per iscritto.

Per la consigliera federale Simonetta Sommaruga e diversi oratori, tra cui Fabio Abate (PLR/TI), pretendere la padronanza dello scritto, oltre che dell'orale, rischia di escludere dalla naturalizzazione tutte quelle persone che hanno un basso livello di istruzione, ma sono bene integrate. Analfabetismo e, in particolare, l'illetteratismo sono fenomeni che riguardano anche molti Svizzeri, hanno fatto notare alcuni oratori.

Solo su un aspetto della legge l'ha spuntata, finora, la versione del Nazionale difesa in questa occasione da una minoranza. Per quest'ultima, tra i criteri di un'integrazione riuscita figura la partecipazione alla vita economica o l'acquisizione di una formazione. Non basta quindi dimostrare la volontà di voler partecipare alla vita economica, come previsto dal Consiglio federale.

La versione della maggioranza della commissione includeva anche la partecipazione alla vita della comunità, principio considerato troppo vago, inafferrabile, e per questo silurato dalla Camera dei cantoni.

da www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=310775&rubrica=14