Le ideologie sono la maschera con cui si fa la politica, per celarne le asprezze e inseguire il consenso. Gianfranco Miglio
domenica 5 ottobre 2008
Libertà
Ormai è un dato di fatto appurato. Possiamo parlare di Italia come "denominazione geografica", di popolo e cultura Italica, semmai.
La messinscena dell'Unità d'Italia come Nazione centralista non ha mai tenuto e i nodi continuano a venire al pettine: l'assistenzialismo anarchico degli anni '70, mani pulite, società simil-pubbliche, favoreggiamenti insensati, falsi bilanci pubblici (grazie ai quali potemmo entrare far parte dell'UEM) ecc...
La crisi economica occidentale fa risaltare tutti i difetti del nostro sistema ed è iniziata la corsa all'estremo salvataggio. Chi vuole salvare la faccia dopo decenni di falsità (vedi sindacati), chi vuole accapararsi futuri utili da speculazioni (vedi le molte privatizzazioni passate e quella obbligata di Alitalia) e chi, insicuro ed incapace di gestire le proprie aziende private, dopo anni di lotta perchè lo Stato fosse al di fuori dal mercato oggi ne richiede il supplichevole aiuto (vedi Marcegaglia).
E ancora per altre motivazioni notiamo chi argomenta del pericolo "razzismo" dopo decenni di politiche migratorie e sociali irresponsabili (vedi la cara legge Tuco-Napolitano). A proposito vorrei ricordare che la percentuale di delinquenti immigrati regolari è 3 volte superiore alla media Italiana e per gli immigrati irregolari è addirittura 6 volte superiore.
Rapporti giudiziari dimostrano che addirittura gli organi malavitosi europei (e non solo dell'est) favoriscono l'Italia come meta delle loro attività.
Forse perchè obbligato da questa situazione l'odierno Governo Berlusconi stà promuovendo leggi di Libertà. Prima tra tutte il Federalismo fiscale.
Già la Regione Lombardia con Formigoni ha provveduto nel 2007 con il passato Governo Prodi ad attuare uno Statuto che attui il Federalismo attuando nel pieno rispetto la Costituzione Italiana (forse una delle poche belle cose dell'Italia unita). Chi vive sulle spalle dello Stato certamente non apprezzerà questa riforma perchè per lui vuol dire maggior fatica e maggior responsabilità.
Federalismo fiscale è:
Sussidiarietà limpida alle regioni meno sviluppate
Responsabilizzazione agli amministratori
Senso maggiore dell'unità statale
Libertà di spesa
Libertà di entrata
Maggior controllo e giudizio da parte dei cittadini
C'è chi non è d'accordo su questi punti ma facci caso: non sa spiegare il perchè del suo dissenso se non con frasi populiste tra le quali: "aumentate le tasse".
Sinceramente è una risposta che fa ridere. Da qual pulpito esce? Dai rappresentanti del Governo che in 2 anni alzò le tasse dell'1.8% circa, che aumentò il deficit Italiano di 6 miliardi spendendolo per la detassazione dell'ICI ai facoltosi, alla stabilizzazione dei precari pubblici Calabresi (dove una patetica ironia vuole che si trovano 1/3 delle Guardie Forestali italiane) e ad aumenti a dirigenti pubblici oltre che alla creazione dei falsi tesoretti.
Signori, è facile illudere i comuni mortali che spesso e malvolentieri si fanno infinocchiare dai vostri TG e spettacolini vari. I dati parlano chiaro. Non esiste ente che vi da ragione.
Tullio
mercoledì 24 settembre 2008
La città di Catania
Al punto che La Sicilia, qualche settimana fa, è arrivata a esultare amara per il ritorno dell'illuminazione il giorno della festa della patrona: «Sant'Agata “riaccende” Catania / Ma subito dopo è tornato il buio». «Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce», sospirava venerdì sera qualche passante in piazza Duomo, davanti ai cassonetti di spazzatura rovesciati in mezzo al salotto buono della città dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese. E questo è il tema al quale si aggrappano i cittadini etnei: possibile che Silvio Berlusconi, dopo aver fatto un figurone rimuovendo la spazzatura nelle strade di Napoli, si esponga davvero al rischio che proprio Catania, cioè la città dove nella primavera 2005 la destra riuscì ad arroccarsi e a resistere dopo una serie di vittorie della sinistra che sembrava inarrestabile, sia sommersa dai rifiuti e travolta dalle proteste di piazza? Possibile che non riesca a fare un miracolo per salvare dalla catastrofe il municipio governato dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa proprio dal suo medico di fiducia, Umberto Scapagnini? «E che c'entro io? — è sbottato ieri con Il giornale di Sicilia l'ex sindaco —. La situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti. Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine ». Dunque? «Dunque sono d'accordo: facciamo una commissione d'inchiesta e vediamo ». Un rapporto della Corte dei Conti, datato a giugno nei giorni delle dimissioni di quello che la sinistra ha ribattezzato per l'effervescenza «Sciampagnini », offre una versione diversa. E denuncia «gravi irregolarità », «carente attendibilità delle scritture contabili », «indeterminatezza delle risorse », «insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003»... E così via. Fino a precisare che la Sovrintendenza, a proposito di quegli immobili che il Municipio voleva vendere per tappare un po' di buchi (resta indimenticabile il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino) aveva verificato la loro «appartenenza al patrimonio indisponibile». Di più, bacchettavano i magistrati contabili: la situazione già a giugno appariva «fortemente compromessa » per la «mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003». Quando al governo, per capirci, non c'era la sinistra ma la destra. In una recentissima lettera a Berlusconi, Raffaele Stancanelli, il sindaco che proviene da An, chiede aiuto per «la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo». Gli esempi del progressivo degrado, sotto l'occhio di Francesco Bruno che fa insieme il ragioniere generale del Comune e della Provincia fino a ieri governata dal potente Raffaele Lombardo, non si contano. Vigili urbani che per motivi elettorali sono stati via via promossi in massa col risultato che oggi su 540 poliziotti municipali solo 5 sono vigili semplici e 535 ispettori i quali, sia pur carichi di onori, devono uscire in strada il meno possibile perché spesso mancano i soldi per la benzina.
Estratto da: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_20/catania_crisi_5823ccd8-86dd-11dd-bd39-00144f02aabc.shtml
Insomma, come al solito i politici e gli amministratori si incolpano l'un l'altro come accadde con Napoli, e la situazione qual è? Una città in crisi.
A questo punto la cosa più giusta da fare è aiutare la città di Catania a risollevare il suo debito, magari con "piccoli" prestiti dalle altre regioni. Questa è la mia posizione, e non so nemmeno se coincide con quella della Lega Nord.
L'importante è che gli eventuali soldi che si invieranno alla città (sinceramente non so ancora se siano giunti a una decisione) siano spesi bene, risultino utili e vengano, ovviamente, restituiti in futuro.
Il federalismo fiscale non contrasta necessariamente l'eliminazione dei "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" così ben descritti nella costituzione italiana.
Il thread di questo post: http://www.leganordoggiono.org/public/forum/leganord/viewtopic.php?f=14&t=16
*WiLLy Rs
martedì 16 settembre 2008
Futuro
Aspettiamo che la moneta non abbia più alcun valore.
Aspettiamo l'invasione araba (già a a buon punto).
E poi potremo rubare ogni cosa da ogni negozio.
La crisi arriverà e allora sarà anarchia.
Buona fortuna e padania libera!
(Che bella che fu Venezia!)
domenica 7 settembre 2008
Non vogliamo la Chiesa del silenzio
Con l’eccezione della stampa cattolica, i mezzi di comunicazione non hanno dato risalto al fatto che ieri la Conferenza episcopale ha indetto una giornata di solidarietà con i cristiani perseguitati dai fondamentalisti indù (e una fiaccolata con l’appoggio di «Liberal» è prevista per mercoledì prossimo). Come se fosse una faccenda interna della Chiesa. Le notizie sulle uccisioni di cristiani che si verificano da alcune settimane nello Stato indiano di Orissa vengono naturalmente pubblicate (ieri sono state aggredite quattro suore dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta). Così come vengono (di solito) pubblicate le notizie sui periodici massacri di cristiani in certi Paesi islamici.
Ma quando queste cose accadono ci si limita a registrare i fatti, per lo più senza commenti. Eccezionalmente, fece scalpore, nel 2006, l’uccisione di un sacerdote italiano in Turchia ma la causa è da attribuire, oltre che alla nazionalità del sacerdote, al fatto che la Turchia ha chiesto di entrare nell’Unione Europea. Sembra che per noi, e per l’Europa, il fatto che in tante parti del mondo persone di fede cristiana vengano perseguitate e, con frequenza, uccise, non sia un problema sul quale occorra sensibilizzare l’opinione pubblica. Eppure i fatti sono chiari. In un’epoca di risveglio religioso generalizzato sono ricominciate in molti luoghi le guerre di religione ma con una particolarità: in queste guerre i cristiani sono solo vittime, mai carnefici.
Da dove deriva tanto disinteresse per la loro sorte? Sono all’opera diverse cause. La prima è data da quell’atteggiamento farisaico secondo il quale non conviene parlare troppo delle persecuzioni dei cristiani se non si vuole alimentare lo «scontro di civiltà ». Come se ignorare il fatto che nel mondo vari gruppi di fanatici usino la loro religione (musulmana, indù o altro) per ammazzarsi a vicenda e per ammazzare cristiani ci convenisse. D’altra parte, basta rammentare le reazioni europee al discorso di Ratisbona di Benedetto XVI. Venne biasimato il Papa, non i fanatici che usarono quel discorso per tentare di incendiare il mondo islamico. C’è anche una seconda causa. Sotto sotto, c’è l’idea che se uno è cristiano in Pakistan, in Iraq, in India o in Nigeria, e gli succede qualcosa, in fondo se l’è cercata. La tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali sembra condivisa, qui da noi, da un bel po’ di persone.
Persone che credono che l’Europa debba ancora fare la penitenza per le colpe (alcune reali e altre no) accumulate nei suoi secolari rapporti col mondo extra occidentale. Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi, islamici e no, subiscono. Ne deriva anche una sorta di illusione ottica che a molti fa temere di più i segnali di risveglio cristiano (del tutto pacifico) in Italia che tante manifestazioni di barbarie religiosa altrove. Nel frattempo, le religioni «altre», con l’immigrazione, acquistano qui da noi un peso crescente. È difficile che si riesca a fare «patti chiari» con gli adepti di quelle religioni. Almeno finché non avremo capito che il mondo è cambiato e che le nostre reazioni, per lo più automatiche, irriflesse, a quei cambiamenti, sono datate e inadeguate."
venerdì 15 agosto 2008
Giochi di soldatini?
L'attacco di Famiglia Cristiana arriva nel giorno in cui il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, rilancia e propone di usare i militari anche per affiancare i carabinieri che controllano la sicurezza del lavoro nei cantieri e nelle fabbriche. Il ministro, tuttavia, non si scompone più di tanto davanti alle critiche: «"Giochi di soldatini inutili"?. Lo dicano ai cittadini... Ci sono reminiscenze pseudo-ideologiche che vengono da sinistra ma anche da certi cattocomunisti con un atteggiamento post-sessantottino, antico, che è duro a morire». A La Russa si unisce il ministro iper-cattolico Gianfranco Rotondi: «Famiglia Cristiana usi un linguaggio cristiano». Gaetano Quagliarello (Pdl) ironizza: «Cambi nome e si chiami "Famiglia Cristiana per il Socialismo"». E, chiamato in causa, reagisce Alemanno che rivendica le «ordinanze antidegrado» come utile strumento «contro il racket e non contro i poveri».
A parte il fatto che il Vaticano ha comunicato che "Famiglia Cristiana" non "esprime la loro linea", la sua uscita è stata parecchio avventata e, oserei dire, esagerata. Il settimanale ha infatti paventato il rischio, dopo le riforme di questo governo, di un ritorno al regime fascista.
Nonostante critiche e proteste, l'utilizzo dell'esercito per controllare l'ordine pubblico nelle città, ha permesso di "liberare" numerosi uomini del corpo dei carabinieri, utilizzati così per ulteriori turni di sorveglianza. A quanto pare, anche la maggior parte dei cittadini si sente più sicura, e a parlare sono anche i dati: dall'inizio del 2008 i crimini sono diminuiti del 10%.
Ah...un'ultima cosa...non mi sembra di aver mai visto un solo insulto a chi ha ideologie contrarie alla mia, perciò chi commenta con insulti, oltre ad essere ignorato come merita, non dimostra certamente la sua superiorità mentale, anzi..
*WiLLy
venerdì 8 agosto 2008
W LA CINA!
lunedì 4 agosto 2008
14 SETTEMBRE 2008: VENEZIA
lunedì 28 luglio 2008
28/07/2008 e tutto va bene... quasi!
Noi leghisti siamo eccitati da quanto il Governo stà facendo, anche se vorremmo qualcosa di meglio. Naturalmente la perfezione non è raggiungibile, essendo in una coalizione. Ognuno ha le sue idee e certo non possiamo mandare all'aria un Paese solo per questioni di semplici "ideali" (vedi governo Prodi, vedi Rifondazione Comunista, ecc...).
Negli uffici si respira una brezza di semplificazione burocratica, sul lavoro si sente odore di libera iniziativa e di lotta all'assistenzialismo & co., per strada si spera che qualche soldato arrivi a portare ordine e in Banca... beh, li ci si sente presi un pò per i fondelli.
Nonostante l'eccitazione per quanto il Governo stà promuovendo, la crisi si sente. In USA e in Spagna non poche Banche sono già formalmente fallite, i mercati continuano a scendere sempre più in basso e non danno segno di vita e le Banche Italiane non fanno altro che proporre prestiti e dire che l'economia, da un momento all'altro (chissà quando, eh?) si riprenderà.
Io non sono un esperto d'economia ma credo che qualcosina poso suggerire.... NASCONDETE I VOSTRI SOLDI SOTTO LA MATTONELLA DI CASA!!!!
Le Banche ci rubano i soldi, lo Stato ci ruba i soldi, i delinquenti (quelli "comuni") ci rubano i soldi e l'unico posto sicuro è appunto la mattonella sotto il vostro letto.
Data l'ora vi auguro una buona notte e una felice continuazione ;)
giovedì 17 luglio 2008
VIVA World Cup

Sì, è tutto vero, non è un sogno di mezza estate. Un altro calcio è davvero possibile. Un calcio operoso e libero, un calcio che esalti la straordinaria unicità dei Popoli, eternamente mossi dal desiderio insopprimibile di affermare la propria Identità tramite il gioco del pallone.
La Padania ce l'ha fatta, la Padania è Campione del Mondo! Nella finalissima della VIVA World Cup, competizione per nazionali non riconosciute che ieri si è conclusa in Lapponia, la rappresentativa guidata dal mister Leo Siegel ha sconfitto con un secco 2-0 l'Aramea, replicando così il successo già ottenuto sui mediorientali nel girone eliminatorio.
Senza storia il match, svoltosi al Gällivare Stadium davanti a spalti gremiti da una quarantina di tifosi padani, con reti di Colombo e Ligarotti nella prima frazione. I Verdi concludono così il Mondiale con 5 vittorie in altrettante partite, e ben 16 reti segnate a fronte delle sole 3 subite.
Indolori dunque le assenze di alcuni giocatori cardine della squadra, dai leader storici Piovani, Ganz e Nervo, a Valtolina e Pavone. Nella circostanza i transappeninici hanno potuto tuttavia contare sugli innesti di stelle di prima grandezza come i fratelli Cossato, l'ex juventino Dal Canto, il centrocampista già del Chievo Gentilini, il bomber di Modena e Albinoleffe Ferrari, ed il fresco acquisto della Salernitana, il laboriosissimo Scaglia.
